giovedì 31 gennaio 2008

Trasformazione

Il Grande Principe aveva grandi poteri. Per questo si chiamava così.
In una notte stellata, fra le sconfinate dune di un deserto, donò a Bebè un nuovo corpo. Con quel corpo Bebè sentiva meglio il freddo e il caldo, il secco e il bagnato, il dolce e l'amaro.
Bebè da allora ebbe nuove mani, e il loro tatto era così affinato da contare tutti i granelli di sabbia che il Grande Principe aveva sulla pelle. Bebè ebbe nuove orecchie, più sensibili, con cui udire la sua voce, un nuovo naso con cui annusare i suoi capelli, e nuove labbra con cui poterlo baciare. Bebè ebbe anche nuovi occhi per guardarlo ogni istante come se fosse la prima volta, e una nuova lingua con cui gustare il suo sapore come frutto. Bebè ebbe nuove gambe con cui corrergli incontro più velocemente, nuove braccia con cui poterlo stringere più forte, e un nuovo ventre in cui accoglierlo per un tempo senza tempo.
Tutto questo accadde al tremolio di un fiamma, all'ombra delle gobbe di un cammello.

mercoledì 30 gennaio 2008

Al di là del Velo di Maya

Oggi Giuliana ha lasciato il suo corpo fisico, per tornare leggera e luminosa fra le energie rarefatte e sottili che ci attendono al di là del velo. Una parte di me la invidia e prova un'enorme curiosità per quello che lei sta sentendo ora, proprio in questo istante. Come deve essere bello ritrovare intatta la potenzialità della propria Essenza, sentirsi di nuovo invulnerabili e incontaminati, puri, perfetti... Sentirsi investiti dal ricordo e ritrovare in un orizzonte vastissimo il senso e il significato di ogni nostra azione e sentimento... Provare di nuovo la sensazione di essere parte dell'infinito. Come deve essere potente e meraviglioso tutto ciò.
Se fossimo davvero consapevoli che la morte su questo pianeta è una rinascita gloriosa su altri piani vibrazionali proveremmo una grande gioia a ogni passaggio. Ai funerali saremmo vestiti di bianco, e invece di versare lacrime canteremmo le canzoni più felici che conosciamo. Il funerale è in realtà più festoso del matrimonio, perchè celebra l'unione più sacra che ci sia: quella fra il nostro Io e la nostra Anima.
Se fossimo davvero consapevoli che l'uscita dal corpo fisico non implica lo svanire dell'Anima non ci preoccuperemmo della mancanza, non subiremmo il trauma del vuoto. L'energia dell'Amore non ha confini vibrazionali e si espande oltre ogni universo. La vicinanza c'è, resta, è già qui.

Permettiamo alle Anime che stanno svolgendo il momento del passaggio di farlo lasciandosi alle spalle ogni attaccamento e ogni paura, in un'atmosfera serena e di pace.
I primi tre giorni dopo l'abbandono del corpo fisico sono più che mai delicati... Inviamo all'Anima di Giuliana fiducia, amore e Luce per sostenerla in questo splendido viaggio.

Io parlo ai miei morti, loro mi sentono e mi rispondono. Da oggi c'è un Angelo in più.

martedì 29 gennaio 2008

Il Grande Principe

Ha una maschera sul viso,
che cambia colore a ogni pensiero ma svanisce a ogni sorriso,
mani protettive e sapienti, lente, calde, mai invadenti,
pensieri in folle movimento, che gli dan gioia e poi tormento.
Curve nei fianchi e fra i capelli, righe sui maglioni...
è il principe delle contraddizioni.
Il suo regno è il paradosso:
è paziente e sa aspettare, ma insegue il tempo nel suo passare.
Come corona ha la criniera di un leone
e come scettro le parole di una canzone.
Ha una famiglia straordinaria e una tromba immaginaria,
musica nelle orecchie e nella voce,
e sul petto una morbida croce.
Nella sua tasca è scaduto il documento,
ma nel suo cuore è valido il sentimento.
Matto e distratto, è attento all'essenza e gli sfugge l'apparenza.
Le sue radici son nel mare,
per questo ama nuotare e ha sempre un porto da scovare.
Mette in atto la sua volontà
permettendo agli altri di vivere con spontaneità.
Capricci, vizi e bisticci sono all'ordine del giorno,
ma premura, tenerezza e cura fan loro da contorno.
Ha piedi nudi e grande schiena,
e nel passato una catena.
Oggi l'ha spezzata,
e fra i frantumi esplode il suono della sua risata.
Solo un filo lo tiene ancora legato...
l'aquilone che vola nel suo cielo stellato.
Con libeccio, tramontana e maestrale,
non c'è tregua al suo virare:
segue il vento degli eventi ed è in balia delle correnti.
Per fermarlo e poi tagliarlo il Grande Principe ha una schiera di alleati:
silenzio, notte, libertà, indecisione, iperattività, poca responsabilità.
Ma fallisce ed è smarrito, il filo ancora gli è sfuggito...
...E' riuscito! Ora il Grande Principe ha capito:
il segreto non è tirare, trattenere e strattonare,
ma le membra abbandonare, lasciarsi sollevare e leggero infin volare.

Biglietto di sola andata

"La misura del viaggio non sono i treni che prendi, nè gli aerei su cui sali", mi ha detto il Grande Principe.

E' vero: il Viaggio si misura in intuizioni, nelle piccole porzioni di spazio fra te e gli altri, in sospiri. In battiti, di ciglia e di cuore.
La percorrenza non si calcola in km, né in miglia: l'unità di misura è la più soggettiva, non solo da uomo a uomo, ma di giorno in giorno. Oggi scegli di basarti sul numero di pagine da studiare, domani sul numero di ore da lavorare. C'è chi ha come parametro di giudizio i soldi che entrano in busta paga, chi i giorni che mancano allo scadere del tempo della gestazione. C'è chi valuta in base alle rughe che ha sul viso, al numero di parenti che siedono attorno al tavolo a Natale, alla quantità di parole che riesce a scambiare con suo figlio fra il caffè del dopo pranzo e l'inizio della partita. Oggi sei libero perchè hai deciso di andare a vivere da solo, domani ti senti schiavo della tua autonomia, nella casa nuova che hai appena comprato con un mutuo ventennale.
E allora? Se le indicazioni sono così mutevoli e i cartelli sfumano a ogni incrocio, come si fa a capire a che punto si è del viaggio?
Io osservo l'autostrada interiore, quella che dal basso ventre sale lungo la spina dorsale fino alla nuca, e poi alla fronte. Le mie sette pietre miliari sono tutte lì, nitide e in fila. Ogni giorno prendo le misure della mia felicità, e sento fino a che tappa è arrivata.
Oggi è salita fino al cuore.

domenica 27 gennaio 2008

Lode al testosterone

Sono così felice di essermi incarnata nel corpo di una donna. Così posso gustarmi lo spettacolo selvaggio e intrigante che sono gli uomini.
Adoro osservare i loro personalissimi codici di comunicazione, la loro complicità basata sul gioco primordiale delle baruffe fra cuccioli. Mi piace il loro umorismo che si prende poco sul serio, il tono basso delle loro voci, la loro gestualità esuberante. Nel linguaggio del corpo degli uomini c'è sempre un'inconscia allusione all'antica lotta per la conquista della femmina, un messaggio subliminale diretto al mondo dell'istinto. Io capisco poco del loro gergo, mi muovo e mi esprimo in modo diverso, ma c'è qualcosa delle loro sequenze che riesco sempre a decriptare, qualcosa che mi arriva diretto in un microchip al centro del cuore, e che me li fa amare. Forse è il certificato di garanzia che la sopravvivenza della specie ha depositato nei nostri geni.
Essere femmina è splendido, perché ci sono i maschi. E' l'equilibrio eterno di Yin e Yang, l'incessante aspirazione al ricongiungimento degli opposti.

sabato 26 gennaio 2008

Fight or fly (or lie)

Darwinisticamente parlando, ci sono due possibili modalità di reazione a un evento che mina il tuo equilibrio: o ti fermi e combatti, oppure scappi. Se ti trovi di fronte a un ostacolo, o vai avanti e sfondi oppure retrocedi.
Questo è il parere di Darwin, che studiava l'uomo dal punto di vista animale.
Se invece si studia l'uomo dal punto di vista dell'Uomo le possibilità di reazione diventano tre: quando ti trovi di fronte a un nemico puoi lottare contro di lui, puoi scappare da lui, oppure puoi sdraiarti al suo fianco, e farci l'amore.

venerdì 25 gennaio 2008

Camino

"Quanta strada c'è prima di poterti amare."

Ma io ho un equipaggio da paura: scarpe da trekking consumate, calze senza cuciture, ago per forare le vesciche e filo da infilarci dentro per farle seccare. Acqua, tanta acqua. Un cappello con una larga tesa per proteggersi dai pensieri tristi. Pelle e capelli da bagnare di pioggia e di sole. E sulle spalle solo i chili più preziosi. Silenzio e pazienza (ma questi non pesano).